SPIRIT OF AMERICA

America is a land of wonders, in which everything is in constant motion and every change seems an improvement ----------------------- ALEXIS DE TOCQUEVILLE

Friday, February 11, 2005

Don Corleone torna a Little Italy. Con un joystick...

La voce di un Marlon Brando prossimo alla fine, piu' simile che mai al 'suo' don Vito Corleone, riempie le sale di un ristorante a Little Italy, la' dove tutto era cominciato. Sonny il figlio irruento (James Caan) e il fedele consigliere Tom (Robert Duvall), ascoltano commossi e invecchiati, in silenzio, in mezzo alle telecamere di tv giapponesi. Il Padrino e' tornato a casa, pronto per essere proposto in versione videogame a una nuova generazione. Brando, lo scrittore Mario Puzo e il regista Francis Ford Coppola avrebbero provato lo stesso disorientamento disegnato sui volti di Duvall e Caan, se si fossero immersi nel party che a New York ha tenuto a battesimo la terza reincarnazione del capolavoro su Cosa Nostra. Nato su carta e inchiostro negli anni Sessanta, diventato di celluloide nei Settanta, il Padrino torna nel XXI secolo in formato elettronico, per Pc, Playstation e console varie, destinato a un pubblico che in gran parte non era nato quando Puzo creava la saga dei Corleone. ''Be', almeno adesso i miei nipotini potranno giocare con me anche quando io non ci sono...'', abbozza James Caan, che insieme a Duvall si e' lasciato 'scannerizzare' per diventare un personaggio da videogame e ha dovuto registrare di nuovo ore e ore di dialoghi mafiosi a 33 anni dal primo 'Padrino'. Anche Brando ha dedicato un'intera giornata a registrare nuovo audio per il gioco, che ora diventa paradossalmente una delle ultime testimonianze delle sue doti artistiche. ''Mio nipote di sei anni mi batte sempre a questi giochi'', confessa Caan e Tom Hagen-Robert Duvall non perde l'occasione per punzecchiare il fratellastro Sonny Corleone: ''E' strano che uno sempre competitivo come te perda a qualcosa!''. Difficile comunque pensare che un bambino di sei anni sia il destinatario del videogame, che sara' in vendita il prossimo autunno, in tempo per gli acquisti natalizi. Le scene mostrate in anteprima in una affollata festa nelle sale del ristorante 'Il Cortile', nella storica Little Italy, sono di una violenza che ha poco da invidiare sia al film, sia ai giochi per computer che vanno per la maggiore tra gli adolescenti. ''Il giocatore - spiega David De Martini, il produttore esecutivo di Electronic Arts (EA), che ha creato il gioco - e' un italoamericano nella New York del 1945-55 che ha la possibilita' di entrare nella famiglia Corleone e di scalarne i ranghi. I metodi possono essere quelli che uno ritiene piu' adeguati, dall'intimidazione alla corruzione dei poliziotti e all'uso della violenza. Ma la violenza va dosata, perche' se sei troppo sanguinario non ricevi rispetto dagli altri mafiosi. Il nostro mondo virtuale ha una memoria, devi vivere le conseguenze delle tue scelte giorno dopo giorno, confrontandoti con gli ideali di famiglia, onore, rispetto''. Non e' difficile immaginare che le organizzazioni degli italoamericani storceranno il naso, di fronte a un gioco che presenta una Little Italy ormai svanita. A Mulberry Street per una sera le musiche di Nino Rota e le canzoni di Frank Sinatra hanno ricreato un'atmosfera da nostalgia dei gangster, con i buttafuori vestiti come criminali degli anni Quaranta e le foto dei Corleone disseminate in un ristorante da turisti. La strada e' quella dove il padrino di Puzo si era fatto le ossa da immigrato all'inizio del secolo e dove un padrino vero, John Gotti, ricevava gli uomini d'onore al Ravenite Social Club, poche decine di metri a nord della festa 'mafia-style'. Di quella Little Italy, spazzata via negli anni di Rudolph Giuliani, resta ora una piccola versione turistica racchiusa dentro una gigantesca Chinatown. De Martini, da italoamericano, dice di avere ''sentimenti contrastanti'' di fronte alle accuse degli italiani d'America di favorire gli stereotipi (Robert De Niro, Martin Scorsese e il loro 'Shark Tale' sono stati gli ultimi bersagli delle polemiche). ''Gli stereotipi - spiega - spesso nascono da fatti realmente accaduti. Quello che stiamo facendo e' cercare di restare il piu' fedeli possibile alla storia, senza ricamarci sopra e senza ridicolizzarla. Come italoamericano, non posso essere cieco e dire: 'Tutto questo non e' mai esistito'''. Una delle fasi piu' suggestive della creazione del videogame del Padrino, secondo De Martini, e' stato il lavoro con Brando. ''Ha accettato la sfida - racconta il produttore - e ci ha offerto una performance vera. Quando e' arrivato il momento di registrare, ha allontanato tutti dalla stanza e ha cominciato a leggere la sua parte, chiedendoci come volevamo renderla. Sono sicuro che gli e' piaciuto molto partecipare a questa impresa, ci credeva. Ha capito per esempio che anche chi non e' in grado di recitare fisicamente sul set per ore, ne ha la possibilita' attraverso questa nuova tecnica mediatica''. Una ventina di attori, oltre a quelli del cast originale, hanno partecipato alla realizzazione del gioco. Unica defezione di rilievo, quella di Al Pacino, che ha costretto i creatori a inventarsi un Michael Corleone diverso dall'originale. ''Ci sarebbe piaciuto averlo - dice De Martini - e la porta per lui resta aperta per eventuali nuovi episodi della serie. Credo che quando la gente avra' visto come i personaggi vengono 'rispettati' nel gioco, in molti cambieranno parere''.

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