SPIRIT OF AMERICA

America is a land of wonders, in which everything is in constant motion and every change seems an improvement ----------------------- ALEXIS DE TOCQUEVILLE

Monday, December 20, 2004

Boston, Natale di protesta nella chiesa italiana

BOSTON - Gina, Neffo, Lisa e gli altriirriducibili di Nostra Signora del Monte Carmelo si preparano a un Natale insolito. ''Gli italiani non si arrenderanno'', e' il grido di battaglia che viene ripetuto di fronte alla chiesa parrocchiale di East Boston, storico quartiere di immigrati italiani nella piu' cattolica tra le grandi citta' d'America. Una sfida che ora ruota tutta intorno alla celebrazione della Messa della notte di Natale. Da meta' ottobre l'Arcidiocesi di Boston e' impegnata in un duro braccio di ferro con i fedeli della chiesa di Our Lady of Mount Carmel, costruita 99 anni fa dai muratori italiani appena arrivati nel Nuovo mondo. La parrocchia rientra tra quelle - un' ottantina in tutto - che l'arcivescovo Sean O'Malley ha deciso di chiudere, per razionalizzare la presenza di chiese nella diocesi e anche per far fronte alla dura crisi economica che la chiesa cattolica deve affrontare a Boston, in seguito alle sentenze di risarcimento danni legate agli scandali della pedofilia. In nessuna delle chiese destinate alla chiusura, pero', O'Malley ha trovato reazioni come quella di East Boston. Gina Scalcione, 64 anni, la 'pasionaria' che guida la protesta, ha incontrato O'Malley nella giornata di domenica insieme a Neffo Cappuccio e Lisa Capogreco, due trentenni che si sono messi alla testa del malcontento locale. Ma il faccia a faccia tra la delegazione degli italoamericani e l'arcivescovo e' finito in un nulla di fatto. O'Malley, hanno raccontato i manifestanti, e' stato cortese ma irremovibile e si e' preoccupato soprattutto di raccomandare che l'occupazione avvenga solo di giorno, perche' la notte la zona puo' essere pericolosa. ''L'unica cosa che ci ha offerto - ha detto Gina Scalcione dopo l'incontro - e' stata di andare a casa a dormire. Ma gli abbiamo detto di no''. La delegazione ha invitato O'Malley a visitare la chiesa, ma l'arcivescovo ha fatto loro capire che non c'e' alcun margine per una trattativa. Soprattutto, dal capo dell'arcidiocesi e' arrivata una risposta negativa alla richiesta dei parrocchiani di celebrare la Messa di Natale nella chiesa 'condannata': secondo O'Malley, permettere la cerimonia renderebbe solo piu' difficile per la comunita' locale il processo di adattamento alla loro nuova parrocchia, Sacred Heart Parish, sempre a East Boston. ''La nostra veglia proseguira' e a questo punto anche con piu' forza di prima - ha detto Cappuccio - perche' gli italiani hanno costruito la chiesa, hanno costruito questa comunita' e non si arrenderanno''. La prospettiva e' ora di una gelida Messa di mezzanotte all'aperto, fuori dalla chiesa presidiata dai manifestanti. In un comunicato, l'arcidiocesi ha ribadito che il trasferimento dei parrocchiani nella loro nuova chiesa e' ormai in corso e non avrebbe quindi senso la cerimonia natalizia. Nostra Signora del Monte Carmelo ha chiuso i battenti il 12 ottobre scorso, come un'ottantina di altre chiese cattoliche in citta', su alcune delle quali le autorita' religiose locali hanno poi avuto ripensamenti. La parrocchia destinata a scomparire era una delle poche, nell'area di Boston, dove veniva ancora celebrata Messa in italiano e gli immigrati di seconda o terza generazione di East Boston faticano ad accettare la perdita. Tra i parrocchiani e' diffusa l'idea che l'arcidiocesi abbia scelto la chiesa tra quelle da chiudere per il suo valore immobiliare, non per motivi di risparmio e per la carenza di sacerdoti. Altre chiese in citta' sono al centro di manifestazioni di protesta contro la chiusura, anche se in nessuna gli umori sono accesi come a East Boston. L'arcivescovo O'Malley, che ha ereditato una comunita' sconvolta dagli scandali e dalle dimissioni forzate del cardinale Bernard Law, ha pero' sino a ora dimostrato di non fermarsi di fronte a niente nel cammino per la riorganizzazione di una diocesi in crisi, che e' stata costretta a vendere anche il proprio quartier generale per far fronte ai debiti.

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